La recensione di Ciak!

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Stefano Lusardi di Ciak recensisce il “pilota” di Gorchlach

“GORCHLACH: THE LEGEND OF CORDELIA” QUANDO IL FANTASY E’ ITALIANO

Se amate le grandi avventure e Indiana Jones e’ il vostro eroe preferito, ecco la web serie che fa per voi: tra antiche divinita’ e preziosi amuleti lasciatevi trasportare nel mondo fantasy creato dal regista Fabio Cento

Non è necessario essere a Hollywood o inventarsi una nuova Terra di Mezzo per creare una grande avventura. Si può anche vivere in Val d’Aosta ed essere capaci di inventare, con una buona dose di visionaria fantasia e di coraggio produttivo, una storia che mescola storia e mito, archeologia e fantasy, partendo dal patrimonio leggendario locale. È proprio ciò che ha fatto Fabio Cento, regista aostano trentenne, che ha creato, diretto e prodotto la serie Gorchlach: The Legend of Cordelia, partendo dall’antica popolazione dei celtici Salassi, che nel VI secolo avrebbe abitato la Valle d’Aosta e dalla leggenda di un favoloso tesoro sepolto nelle fondamenta del castello di Graines, e poi costruendo la sua storia fantastica con la consulenza di storici e archeologi. Cento è per altro un filmmaker sui generis, che batte territori atipici rispetto al nostro cinema, come confermano i suoi primi cortometraggi – Antiqua Simulacra del 2005 è una storia in costume, mentre Mud Lounges del 2011 è ambientato nella Seconda Guerra Mondiale – e il nome stesso storico-mitico della sua casa indipendente Aegyptiacus Entertainment, che produce la serie con Liquid Gate Studio, il sostegno del Comune di La Thuile e della Fim Commission Valle d’Aosta. Il pilot che pone le basi della serie, presentato con successo al Cartoomics, inizia nel tempo del mito «quando gli dei camminavano fra gli uomini» con il semi-dio Ercole che uccide l’Hydra dalle nove teste, dal cui cuore divenuto pietra nasce appunto il Gorchlach, potente e misterioso amuleto.
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La sceneggiatura, firmata da Roberto Tomeo, Andrea Borini e Vincenzo Costanza, alterna abilmente passato e presente, da un lato seguendo i percorsi dell’amuleto, che scompare e ricompare come il Sacro Graal, coinvolgendo il popolo dei Salassi, poi il re francese Filippo il Bello e i Templari, tutti decisi a proteggerlo o ad impadronirsene. In parallelo viene raccontato l’inatteso ritrovamento ai giorni nostri del giovane archeologo Guglielmo Corsaris (Federico Mariotti), che negli inviolati sotterranei del castello di Graines scopre un cadavere mummificato e un diario. Novello Indiana Jones (d’altra parte la suoneria del suo cellulare non lascia dubbi in merito), Corsaris non resiste al richiamo dell’avventura e si infila in tasca l’antico diario, telefonando a Londra all’ex-compagna d’università Rachel Blackwood (Alice Lussiana Parente) per invitarla a raggiungerlo in Italia.
Dopo quaranta minuti il pilot ci lascia con molte stimolanti promesse: una caccia al tesoro a due, con sottintesi sentimentali, altre storie sul passato del Gorchlach e l’inevitabile entrata in scena del cattivo, che per ora è solo una presenza invisibile che guarda in tv il servizio sul ritrovamento. Progettata come una serie in 12 puntate per la tv o il web, credibile nelle scene storico-mitologiche (cosa non scontata per un “kolossal” low budget), elegante nella scelta dei costumi e affascinante per l’utilizzo delle location, la serie si presenta dotata di buon ritmo narrativo e di una forma solida e professionale e vanta la presenza di diversi volti noti, da Sergio Muniz a Roberto Accornero, mentre il narratore è Luca Biagini, uno dei più famosi doppiatori italiani.

Stefano Lusardi (Ciak Magazine)

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